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1859. La II guerra d'indipendenza

Gennaio-aprile. Dopo una serie di provocazioni messe in opera dal Regno di Sardegna, la crisi diplomatica venutasi a creare tra Piemonte e Austria si acuisce. In aprile il governo imperiale inoltra a quello piemontese un ultimatum nel quale si intima di interrompere immediatamente i preparativi militari. Respinto l’ultimatum da parte del governo Cavour, i soldati austriaci passano il Ticino. È l’inizio della Seconda guerra d’indipendenza. Firenze insorge, il granduca viene deposto e si chiede l’unione con il Regno di Sardegna.

Maggio-giugno. Parma e Modena si sollevano ai propri sovrani e lo Stato pontificio conosce un’ondata di moti patriottici. Si sollevano Bologna, la Romagna, le Marche e l’Umbria. In virtù del trattato di Plombiéres l’armata francese scende in Italia, ricongiungendosi con le truppe sabaude. Vittoria dei franco-piemontesi a Magenta e ingresso trionfale di Napoleone III e Vittorio Emanuele II a Milano. Dopo le terribili battaglie di Solferino e San Martino, l’esercito austriaco è in rotta.

Luglio-agosto. Napoleone III apre una trattativa con Francesco Giuseppe d’Austria per porre termine alla guerra. I due imperatori si incontrano a Villafranca e si accordano sui preliminari della pace, pur in assenza dei piemontesi. Cavour, alla notizia della pace, vede crollare i suoi progetti e rassegna le dimissioni. A Zurigo si apre la Conferenza di pace.

Settembre-ottobre. A Modena, Parma, Firenze, Bologna e nelle Romagne vengono elette assemblee che esprimono il rifiuto dei vecchi sovrani e l’auspicio dell’unione con il Regno di Sardegna. Questa netta presa di posizione delle popolazioni dell’Italia centrale se da un lato mette in imbarazzo il governo sabaudo di fronte all’alleato francese, dall’altro determina, di fatto, il fallimento del tentativo bonapartista di determinare gli equilibri politici della penisola.

Novembre-dicembre. La conferenza di pace di Zurigo stabilisce che la Lombardia venga ceduta dall’Austria alla Francia e da questa al Piemonte. Austria e Francia manifestano inoltre il favore per la creazione di una Confederazione italiana sotto la presidenza del papa, stante il ritorno dei legittimi sovrani sui troni dell’Italia centrale. Il governo piemontese non assume impegni circa il trattato.