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Le mie prigioni, Silvio Pellico

«Il venerdì 13 ottobre 1820 fui arrestato a Milano, e condotto a Santa Margherita. Erano le tre pomeridiane. Mi si fece un lungo interrogatorio per tutto quel giorno e per altri ancora».

Questo è l'incipit, l'esordio, de Le mie prigioni, l'opera cui si deve la fama di Silvio Pellico. Nato a Saluzzo (in provincia di Cuneo) nel 1789, Silvio Pellico si formò tra Pinerolo e Torino, prima di trasferirsi a Milano. Inserì in fretta negli ambienti intellettuali più importanti della città lombarda, si cimentò in particolare con il teatro tragico, interpretato dal Pellico secondo i canoni del nuovo clima romantico.

Avvicinatosi ai circoli liberali e patriottici, divenne direttore della rivista «Il Conciliatore». Arrestato per cospirazione nel 1820, con lui vennero catturati altri patrioti, tra cui Piero Maroncelli e Federico Confalonieri. Pellico fu condannato a morte ma la sua pena venne commutata in 15 anni di carcere duro, da scontarsi presso la fortezza dello Spielberg, nei pressi di Brno (Moravia). Proprio dall’esperienza traumatica della detenzione nacque l’opera che lo rese celebre in tutta Europa: Le mie prigioni.

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