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I francesi a Roma: gli ultimi anni dello Stato pontificio

L’esperienza della Repubblica romana fu liquidata dalle armi francesi comandate dal generale Oudinot nell’estate del 1849.

In quell’occasione la scelta del triumvirato rivoluzionario di non esasperare una lotta che, evidentemente, non poteva avere alcuna speranza data la sproporzione, numerica e non solo, delle forze in campo, salvaguardò la città da una aspra lotta che avrebbe, in ogni caso, nuociuto pesantemente sulle sorti della popolazione.

Pio IX fece il proprio ritorno a Roma soltanto l’anno successivo, nell’aprile del 1850, una volta che il corpo di spedizione francese poté assicurare il completo controllo della città. Il suo primo atto dopo il reintegro nelle funzioni temporali fu l’abrogazione della Costituzione che aveva concesso nel 1848.

Ormai si era consumata una rottura tra il pontefice e i liberali che non sarebbe più rientrata e che avrebbe sempre animato l’aspra polemica degli anticlericali nei confronti del papato.

D’altra parte il nuovo indirizzo di governo di Pio IX, ben lungi dal mantenere le promesse con le quali era asceso al soglio di Pietro, si caratterizzò tuttavia per alcune caute, anche se tardive, riforme e per l’introduzione di alcune migliorie ai propri domini.

Nell’ultimo ventennio di esistenza dello Stato della Chiesa, esistenza garantita sempre dalla protezione accordata dal presidente francese Luigi Napoleone Bonaparte (diventato, nel 1852, imperatore dei francesi con il nome di Napoleone III), il governo pontificio realizzò alcune importanti opere pubbliche.

Malgrado una certa diffidenza della politica papale nei confronti della ferrovia, vennero in questi anni inaugurate alcune linee, come quelle che univano la capitale a Frascati (la prima linea dello Stato pontificio, inaugurata nel luglio del 1856) a Civitavecchia (1859) a Orte (1865). Vennero poi migliorati i collegamenti con Ceprano, al confine con i territori del Regno delle Due Sicilie, rimanendo viva in Pio IX la necessità di garantirsi una via di fuga verso il Meridione, come avevano dimostrato i fatti del 1848. Anche il sistema viario venne migliorato, restando però ampiamente arretrato rispetto agli standard dell’Europa o degli Stati settentrionali d’Italia.

Furono poi proseguiti, o iniziati, una serie di lavori assai imponenti. Furono quasi completati i lavori di bonifica dell’agro romano ma, soprattutto, si iniziarono i lavori di realizzazione di una rete idrica che servisse la città di Roma.

Ma quando questi lavori terminarono, su Roma non sventolavano più le bandiere pontificie, bensì i tricolori con al centro lo scudo sabaudo. Nella penisola italiana, infatti, la situazione politicodiplomatica si era mossa, a partire dalla fine degli anni Cinquanta, con grande velocità. Dopo la Seconda guerra d’indipendenza (1859) e l’impresa dei Mille (1860) era stato proclamato il Regno d’Italia (1861) che aveva assorbito tutti i territori pontifici con la significativa eccezione del Lazio.

L’azione diplomatica italiana nei confronti del governo di Parigi, poi, aveva portato alla firma della Convenzione di settembre (1864): tra i suoi effetti il trasferimento della capitale da Torino a Firenze e, contestualmente, il ritiro del corpo di spedizione fancese che garantiva l’indipendenza di Roma e del Lazio.

Lo scoppio della guerra franco-prussiana (1870), infine, affossava, con Napoleone III, l’ultimo, grande protettore del papa. I tempi erano ormai maturi. La mattina del 20 settembre 1870 a Roma si udirono tuonare i cannoni: si apriva una breccia in Porta Pia.