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Le eredità del Risorgimento

La storiografia, nei suoi diversi orientamenti, ha elaborato nel tempo proposte di periodizzazione varie e discordanti sulla conclusione del processo risorgimentale.

Il percorso espositivo qui presentato sceglie come data conclusiva il 1882. Non tanto perché il 1882 determini la fine del Risorgimento, quanto piuttosto perché è una data che insieme segna la morte dell’ultimo “padre della Patria”, Giuseppe GaribaldiCavour era morto già nel 1861, Mazzini nel 1872, Vittorio Emanuele II (pochi mesi prima di Pio IX) nel 1878 − e registra una serie di eventi gravidi di conseguenze per il futuro del Paese.

Nel 1882 il governo italiano, guidato da Agostino Depretis ed espressione della Sinistra storica, schieramento rivale della Destra erede di Cavour, stipula, con la Germania bismarckiana e l’Impero austro-ungarico − con buona pace dell’ideologia patriottica antiasburgica − la cosiddetta Triplice Alleanza, ossia l’accordo diplomatico che avrebbe resistito sino alla vigilia della Prima guerra mondiale, quando proprio l’Italia avrebbe cambiato alleanza per schierarsi con le potenze della Triplice intesa (Francia, Regno Unito e Impero russo).

La firma dell’alleanza con quelli che saranno chiamati “Imperi centrali” fu il riflesso del desiderio italiano di rompere l’isolamento diplomatico che non assicurava al Paese la possibilità di un’espansione coloniale, come aveva dimostrato l’occupazione francese della Tunisia (Paese su cui l’Italia aveva mire espansionistiche) del 1881. Proprio in quel 1882 il governo italiano getta le basi per la futura espansione nell’Africa orientale acquistando la baia di Assab, nell’odierna Eritrea.

Ancora nel 1882, il patriota triestino Guglielmo Oberdan (il cui vero nome era Wilhelm Oberdank) attenta alla vita dell’imperatore Francesco Giuseppe d’Asburgo, pagando il gesto con la condanna a morte. L’attentato e la condanna, che colpirono profondamente l’opinione pubblica italiana, denunciavano la situazione delle “italiane” Trieste e Trento, ancora in mano austriaca. Era la manifestazione di ciò che, nella retorica patriottica, iniziava ad essere indicata come la “questione delle terre irredente” che, per parte italiana, costituirà una delle principali motivazioni per la partecipazione alla Grande guerra.