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Viva l'Italia!, Aldo Cazzullo

Personaggi, aneddoti, vicende epiche e punti oscuri. Quale valore ha, per gli italiani del XXI secolo, il Risorgimento? Prova a rispondere Aldo Cazzullo, scrittore ed editorialista del «Corriere della Sera», autore recentemente del libro Viva l'Italia!, intervistato da Giovanni Minoli nell'ambito delle iniziative con cui la Rai celebra i 150 anni dell'Unità d'Italia.

Il Risorgimento, ripercorso in questo caso attraverso le gesta dei personaggi che l'hanno realizzato (sia i "vincitori" Cavour, Vittorio Emanuele II ecc., sia gli sconfitti, Mazzini e gli altri), non può non essere considerato una delle tappe più significative nella realizzazione di una "unità nazionale" popolare che, seppur non abbia coinciso immediatamente con l'unità dello Stato, sicuramente oggi, dopo 150 anni, si è nei fatti sedimentata (al di là delle visioni di parte sia nel Nord sia nel Sud del Paese).

Certo, il Risorgimento non risolse da solo la "questione nazionale" e la successiva storia d'Italia si è incaricata di mostrare come eventi epici e drammattici abbiano di fatto supplito alle inevitabili mancanze risorgimentali. Momenti fondanti come la partecipazione italiana alla Prima guerra mondiale o l'esperienza della Resistenza e della lotta di liberazione dal nazi-fascismo tra il 1943 e il 1945 sono però ricompresi nell'alveo risorgimentale da quel grido - "Viva l'Italia!", appunto - che fu il motto con cui migliaia di italiani combatterono e morirono.

Oggi che pericolose nubi si affacciano sul cammino unitario futuro, Cazzullo ci ricorda le ragioni storiche dell'unità piuttosto che i motivi di divisione che affondono nell'attualità. L'intervista realizzata da Giovanni Minoli è disponibile qui.