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Sorelle d'Italia: Risorgimento al femminile

Per tradizione, la storia del Risorgimento è sempre stata declinata al maschile. Ma il ruolo delle donne durante quegli anni delicati ebbe una notevole importanza.

Il 25 agosto del 1848 sul giornale politico-letterario bolognese «La Dieta italiana» si poté leggere:

«Il dì 8 di agosto [giorno della ribellione di Bologna agli austriaci] segnerà per l’Italia un’epoca feconda di magnanimi esempi e di gloria. L’austriaco [...] calcava insolente le vostre belle contrade; ma un grido di vendetta sorto nella vostra città volse nei passi della fuga le orde vincitrici. Non vi fu un Bolognese che non fosse un Eroe, e voi felici o sorelle che avete tali sposi. Tali figli, tali fratelli! Voi pure partecipaste alla loro gloria, voi con le vostre parole magnanime li infiammaste alla pugna, li confortaste affaticati, li esortaste a vendicare gli oltraggi stranieri [...]. Se l’Italia dovrà di nuovo combattere, noi additeremo ai nostri figli, ai nostri sposi e fratelli l’esempio dei vostri, e questo esempio li lancerà sul campo della gloria, li renderà vittoriosi».1

Erano le donne toscane a parlare. E il loro messaggio era rivolto alle “sorelle” bolognesi. Ma chi furono queste figure femminili liete e orgogliose di avere “tali sposi, tali figli, tali fratelli”?

Proprio la categoria delle “compagne” e delle “mogli” offre una importante galleria di volti di donne animate da coraggio, profonde idealità e sentimenti sinceri verso i “compagni combattenti”. A dominarla è sicuramente la figura di Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva. Per tutti: Anita Garibaldi. Dal suo Brasile partì per seguire le gesta del generale nizzardo. Morì nelle valli di Comacchio nel 1849, spossata dalla fatica della fuga dalla macerie della Repubblica romana.

Donne che si distinguono al fianco degli uomini che accompagnano. Ma anche donne che lottano in prima persona. «Sbarcata con i Mille a Marsala, fu la generosa infermiera Rosalia della giornata di Calatafimi». Così una targa in via della Scala, a Firenze, ricorda Rose Montmasson. Moglie di Francesco Crispi, fu l’unica donna a seguire l’avventura dei Mille. Sarebbe morta povera e sola, abbandonata da un marito assorbito dalla sua ascesa politica.

La galleria delle “donne del Risorgimento” offre anche immagini di donne combattenti. Colomba Antonietti, uccisa da un proiettile nemico mentre difendeva la Repubblica romana. Luisa Battistotti Sassi, una dei protagonisti, armi in pugno, della cacciata degli austriaci durante le Cinque giornate di Milano.

Numerose furono dunque le donne d’azione. Ma preziose testimonianze provengono anche da coloro le quali, sfruttando la propria posizione sociale, ospitarono, all’interno dei salotti, accesi dibattiti. Un caso emblematico è quello della nobildonna conservatrice Costanza D’Azeglio. Il suo imponente epistolario (611 lettere al figlio Emanuele) fornisce oggi uno spaccato degli ideali, delle passioni e delle visioni che animavano la scena culturale piemontese. Proprio alla vigilia dell’Unità.

Nelle fila della stesso ambiente sociale, ma con ispirazioni ideali del tutto diverse rispetto a Costanza d’Azeglio, si annovera la figura di Cristina Trivulzio di Belgiojoso, una donna che, nonostante le origini nobili e pur provenendo da una famiglia molto ricca, scelse per sé la strada dell’impegno patriottico e dell’opposizione al dominio straniero, dovendo più volte optare per la fuga e l’esilio per non essere incarcerata.

Impossibile non citare, infine, l’esempio e la figura di Eleonora Fonseca Pimentel. Intellettuale di fama, la Pimentel divenne amica e consigliera della regina Maria Carolina di Napoli. Quando il vento della Rivoluzione francese iniziò a soffiare sulla penisola, la regina si sentì tradita da coloro che passarono nel partito della repubblica. Eleonora Fonseca Pimentel fu tra costoro. Caduta la Repubblica napoletana, nel 1799, fu arrestata, processata e uccisa.

1 Gavelli, Sangiorgi, Tarozzi (a cura di), Un giorno nella storia di Bologna, Vallecchi, Firenze 1998.