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Il Risorgimento sconfitto: federalisti, repubblicani, neoguelfi

Nel 1934 Alessandro Blasetti, uno dei più grandi registi italiani, dirige 1860. Una delle scene più note della pellicola ci mostra un esule meridionale che, ignorante ma emotivamente rapito dall’ammirazione per Giuseppe Garibaldi, deve nascondersi da un mandato di cattura che pende sulla sua testa.

Durante la fuga il protagonista incontrerà e si confronterà con molti personaggi, tutti sinceramente patrioti, ma tutti profondamente distanti e differenti rispetto a un’idea di base: come dovrà essere l’Italia Unita.

Il dibattito su questo tema fu davvero reale e intenso. E, forse, non è mai cessato definitivamente, perdurando ancora oggi. Le opzioni in campo furono molteplici e tutte validamente argomentate e difese da alcuni personalità che, più di altre, si identificarono con l’idea di cui furono portatrici. L’opzione federalista resta così indissolubilmente legata alla figura di Carlo Cattaneo. Quella repubblicana a Giuseppe Mazzini. Quella neoguelfa a Vincenzo Gioberti.

In realtà non è del tutto corretto presentare il pensiero di questi grandi patrioti come se fossero stati pensatori isolati senza alcun legame tra loro. Le influenze reciproche furono molte, così come ci furono temi su cui esisteva una idea condivisa.

Cattaneo era repubblicano tanto quanto Mazzini, anche se la repubblica del primo prevedeva il riconoscimento delle specificità delle singole regioni italiane mentre quella del secondo privilegiava l’importanza di un unico centro di irradiazione di leggi e diritti identici per tutti i cittadini.

La struttura istituzionale dello Stato pensato da Cattaneo e quella pensata da Gioberti era dissimile in tutto (federazione per il primo, confederazione per il secondo; repubblica per il primo, riconoscimento dei legittimi sovrani sotto il coordinamento del papa per il secondo) ma uguale era la condivisione della profonda differenza socio-culturale che, nell’Ottocento, esisteva tra le varie aree della penisola.

E se il Risorgimento premiò l’opzione monarchica, moderata e centralista imposta dalle armi dei Savoia, non va dimenticata la ricchezza di un dibattito molto intenso che, nel corso del tempo, è stato liberamente interpretato fino a produrre esiti che andavano oltre le intenzioni di coloro che si erano fatti promotori di determinate idee.

Capitò così che il liberale Gioberti venne eletto a campione di parte dei clericali più reazionari. Oppure che il rivoluzionario Mazzini fosse interpretato dal fascismo come precursore del pensiero corporativista. Oppure che Cattaneo, federalista solidale animato dall’ideale della giustizia sociale, sia stato preso a modello da correnti federaliste contemporanee che si basano, invece, su istanze più individualiste e separatrici.