Messaggio

Le trasformazioni di Roma capitale

Con la legge n. 33 del febbraio 1871 Roma diventa, ufficialmente, la nuova capitale del Regno d’Italia. La città, come conseguenza di questo passaggio di status, subisce importanti modifiche urbanistiche, architettoniche e funzionali.

Quando alcuni anni dopo il giovane Gabriele D’Annunzio giunse nella capitale, colpito dalle trasformazioni, scrisse: «Era il tempo in cui più torbida ferveva l’operosità dei distruttori e dei costruttori. Insieme con nuvoli di polvere si propagava una specie di follia edificatoria, con un turbine improvviso». E Roma, davvero, fu percorsa da un profondo e radicale cambiamento.

La capitale pontificia (circa 250.000 abitanti alla vigilia di Porta Pia) era una specie di grande borgo nel quale spiccavano le antiche vestigia della grandezza passata, e queste si confondevano con il percorso dei pastori e delle loro mandrie. La Roma capitale d’Italia voleva invece diventare una grande città europea e moderna.

Fu innanzitutto il Palazzo del Quirinale a testimoniare la trasformazione di Roma. Costruito nel corso del XVI secolo, il Palazzo era stato usato dai pontefici come residenza estiva e, in seguito, oggetto di vari ampliamenti e abbellimenti attribuibili ai più noti architetti attivi nella città, da Carlo Maderno a Gian Lorenzo Bernini. Nel 1871 il Palazzo divenne la residenza ufficiale del re d’Italia. L’importantissima funzione di rappresentanza del Palazzo è rimasta viva anche dopo la trasformazione istituzionale del Paese e, oggi, il Quirinale è la sede della Presidenza della Repubblica.

Il governo italiano non si limitò a occupare gli antichi palazzi della Roma papale: diede, infatti, impulso alla costruzione di edifici che potessero testimoniare il nuovo corso. Il primo grande palazzo costruito in città fu così la sede del Ministero delle Finanze. L’edificazione, voluta da Quintino Sella, fu realizzata su progetto dell’ingegnere Raffaele Canevari e terminata già nel 1876. Con circa 2000 stanze, il Palazzo delle Finanze è il secondo più grande complesso architettonico romano dopo il Quirinale.

Con la morte di Vittorio Emanuele II (1878), il Parlamento decise di innalzare un monumento, il Vittoriano, in memoria del primo re d’Italia. Costruito sulle pendici del Campidoglio, la grandiosa costruzione, dopo la Prima guerra mondiale, ospitò la Tomba del Milite ignoto. La salma del re, invece, così come avverrà poi per quella del successore Umberto I (ma non per quelle degli ultimi due sovrani d’Italia), venne traslata nel Pantheon, l’antichissimo edificio circolare di epoca adrianea.

L’espansione delle funzioni pubbliche e ministeriali fece riscontrare, tra i vari effetti, anche un deciso aumento della popolazione residente: già al cinquantenario dell’Unità, nel 1911, la città aveva superato il mezzo milione di abitanti. Ma soprattutto era cambiata la struttura sociale della popolazione. Funzionari amministrativi, intellettuali, giornalisti, politici, impiegati divennero il ceto medio della capitale: una classe che esprimeva nuovi bisogni, tra voglia di rinnovamento e ricerca della modernità. Proprio in quest’epoca iniziarono ad assumere le attuali funzioni commerciali piazza di Spagna, via del Corso, via dei Condotti, luoghi di passeggio e svago.

E i nuovi cittadini avevano bisogno di abitazioni. La dimensione urbanistica di Roma esplose, e la città iniziò a divorare le campagne circostanti. Quest’impetuoso aumento del mercato immobiliare (e, conseguentemente, del valore delle case) fu peraltro una delle cause dello scandalo della Banca Romana, una delle prime, clamorose, inchieste circa la corruzione dei pubblici poteri in Italia che avrebbe portato, nel 1893, alle dimissioni del governo guidato da Giovanni Giolitti.