Messaggio

Vittorio Emanuele II: una corona per il re galantuomo

L’uomo che per primo avrebbe portato la corona e il titolo di re d’Italia nacque a Torino da Carlo Alberto di Savoia-Carignano e Maria Teresa d’Asburgo (ramo toscano).

Trascorse la sua infanzia a Firenze, presso la casa del nonno materno, dal momento che il padre non godeva dei favori di Carlo Felice, l’ultimo sovrano del ramo principale dei Savoia, a causa del suo atteggiamento condiscendente verso i moti liberali del 1821.

Quando il padre divenne re di Sardegna nel 1831, Vittorio Emanuele fece ritorno a Torino. Qui evidenziò la propria insofferenza per gli studi e per le applicazioni teoretiche, preferendo invece la caccia e le attività fisiche. Sposatosi con la cugina Maria Adelaide d’Asburgo-Lorena, non rinunciò ai suoi comportamenti libertini, intrattenendo relazioni con molte donne. La più celebre tra queste fu sicuramente Rosa Vercellana, la “Bela Rosin”, che ne divenne anche moglie dandogli due figli (Vittoria ed Emanuele Alberto) senza tuttavia ereditarne, e trasmetterne, titoli e privilegi, secondo le regole del matrimonio morganatico in uso tra persone di diverso lignaggio.

Gli eventi della Prima guerra d’indipendenza avrebbero in poco tempo mutato ruolo e posizione del giovane Savoia. Dopo che le armate sabaude capitolarono a Novara, Carlo Alberto abdicò e Vittorio Emanuele divenne re, l’ultimo di Sardegna. Lo Stato versava allora in condizioni confuse e il giovane sovrano giocò, sin da allora, un ruolo politico di primo piano. Da Moncalieri, presso Torino, emanò un proclama con cui, dopo aver sciolto il Parlamento a maggioranza democratica, invitava l’elettorato subalpino a pronunciarsi favorevolmente circa la firma del trattato di pace, ossia a eleggere un nuovo Parlamento più moderato e pronto ad approvare i termini dell’armistizio di Vignale, la pace appena raggiunta tra il re e il plenipotenziario austriaco Radetzky.

Vittorio Emanuele II fu un sovrano politicamente presente. Nonostante il rispetto per le scelte dei suoi ministri (anche quelle di Cavour, con cui spesso si era trovato in disaccordo), continuò a esercitare pressioni e a mantenere un ruolo attivo nei confronti dell’assemblea legislativa e degli alti comandi militari.

Il 17 marzo del 1861 il Parlamento di Torino lo proclamò re d’Italia. Con questo titolo il sovrano sabaudo arrivò a personificare, simbolicamente, il coronamento degli sforzi risorgimentali, delle ribellioni e delle guerre patriottiche. Come re d’Italia, Vittorio Emanuele II celebrò anche la successiva liberazione di Venezia e la presa di Roma.

Insediatosi al Quirinale, l’antico palazzo dei papi, visse in modo appartato lontano dalla vita mondana della nuova capitale, dedito alle sue passioni di sempre, come la caccia. Proprio durante una battuta invernale trovò la morte, stroncato da febbre alta. Era il gennaio del 1878.